Un collare e le parole «Vieni con me, Max» accompagnano la fine della sua lunga permanenza in canile. Finalmente anche lui viene adottato.
A Max mettono un collare. Poi una voce lo chiama: «Vieni con me, Max». È la mattina della sua adozione, dopo anni trascorsi in canile a vedere arrivare persone che sarebbero tornate a casa con altri cani.
Per molto tempo, le visite non avevano cambiato la sua situazione. Le famiglie entravano, incontravano gli animali e sceglievano un compagno da portare via. Max rimaneva. Gli incontri si susseguivano, ma per lui non arrivava il momento di lasciare la struttura.
Ora quei gesti riguardano proprio lui. La persona che gli parla è lì per accoglierlo. Il collare viene messo al suo collo e il nome pronunciato è il suo: non deve restare mentre un altro cane parte.
La lunga attesa finisce in un incontro che il racconto restituisce attraverso pochi particolari. Non ci sono grandi gesti: qualcuno si avvicina, lo prepara alla partenza e lo invita a seguirlo. Sono le azioni che, quella mattina, accompagnano il passaggio dalla vita in canile all’adozione.
Per Max, dopo tante visite concluse senza una scelta, è arrivata una persona disposta a portarlo con sé. Le parole «Vieni con me» non annunciano un incontro futuro: accompagnano la sua uscita.
Il cane rimasto per anni nella struttura lascia il canile con chi lo ha adottato e lo porta a casa.


