La donna non immaginava di adottare un pitbull dal passato difficile. Dopo averlo accolto e visto ambientarsi, decide che non cercherà un’altra famiglia.

La prima notte, Bo si è rannicchiato accanto alla donna che lo aveva accolto e ha emesso un lungo sospiro. Lei ricorda quel momento come il primo cedimento di un proposito preciso: prendersi cura di lui temporaneamente, poi accompagnarlo verso un’adozione.

Il pitbull era arrivato in affido spaventato e chiuso. Nella sua storia comparivano descrizioni impegnative: «ansioso», «reattivo», persino «a rischio di morso». La donna sapeva di accogliere un cane con difficoltà e un passato doloroso, anche se non ne racconta gli episodi.

Un anno prima avrebbe escluso di portare a casa un pitbull salvato in quelle condizioni. Eppure aveva accettato di ospitare Bo, con l’obiettivo di aiutarlo ad ambientarsi prima dell’arrivo di una famiglia definitiva.

La convivenza ha cambiato i programmi gradualmente. Bo ha imparato le abitudini della casa e ha cominciato a rilassarsi. La sua presenza è entrata nella quotidianità della donna, che lo descrive oggi come un grande compagno affettuoso, sempre pronto a seguirla.

Quel primo riposo accanto a lei non era rimasto un episodio isolato: nei giorni condivisi si era costruito il legame che avrebbe reso difficile immaginare la sua partenza.

La decisione è arrivata con un annuncio senza esitazioni: «Bo resta con noi». La donna si definisce scherzosamente una foster fail, espressione usata quando chi accoglie temporaneamente un animale finisce per adottarlo.

Per Bo, quindi, non ci sarà il trasferimento previsto in un’altra famiglia. L’affido è diventato un’adozione e la casa in cui aveva trascorso quella prima notte sarà la sua.

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