Dopo la perdita del loro cane e con i figli ormai grandi, una coppia di 66 anni arriva a un evento di adozione convinta solo di guardare. Ne esce con due cuccioli.
Una casa rimasta in silenzio dopo l’ultimo addio
Per anni la loro vita era stata scandita dalle passeggiate, dalle ciotole da riempire e dalla presenza costante di un cane in casa. Poi, a giugno 2025, il loro Labrador di dodici anni è morto. Con lui se ne era andata anche l’idea di ricominciare. Troppo dolore, troppe energie richieste, una pensione che immaginavano finalmente tranquilla. “Siamo troppo vecchi per avere dei cuccioli”, ripeteva lei. I figli erano grandi, la casa silenziosa. Pensavano che la loro storia con i cani fosse finita lì.
Un evento di adozione e due cuccioli rimasti soli
Domenica 18 gennaio 2026, la figlia li convince ad accompagnarla a un evento di adozione. Solo per guardare, magari qualche cane anziano. Ma quando arrivano, tutti i cani adulti sono già stati adottati. Restano solo due cuccioli di pitbull. Nessuno si è fermato per loro. La volontaria lo dice sottovoce, quasi con rassegnazione: “La gente non vuole i pitbull. Neanche da cuccioli”. I due fratellini sono goffi, disordinati, teneri nella loro inesperienza. Lui inciampa sulle zampe troppo grandi. Lei resta impigliata nell’imbracatura del fratello. Nessuna posa perfetta, nessuna foto accattivante. Solo cuccioli che aspettano.
Un gesto semplice che cambia tutto
La donna si inginocchia per aiutarli. La femminuccia le sale in grembo, sospira profondamente e si addormenta. Il maschietto guarda l’uomo con occhi enormi e scodinzola con tutto il corpo. “Siamo troppo vecchi”, sussurra lei. Ma sta piangendo. E non molla quella cucciola. Oggi hanno 66 anni, una casa adattata ai cuccioli, cancelletti, giochi sparsi ovunque e due pitbull convinti che il divano sia loro. Non cercavano una nuova vita. Ma due cuccioli gliel’hanno restituita.




un cane difficile, abbastanza grande, un misto di aggressività e di voglia di coccole, ma solo da chi, adulto e pacato, gli trasmetteva dolcezza, non amava i bambini, ma li rispettava se non erano invadenti.
Era arrivato tredici anni fa, da un canile del meridione, dove il randagismo è endemico e gli eroici volontari fanno il possibile e, a volte, anche di più.
Una vita tranquilla in una casa di persone abbastanza anziane che lentamente ma inesorabilmente perdevano pezzi di autonomia fisica, tra passeggiate lungo i canali della bassa padana, inseguendo per gioco aironi guardabuoi e coniglietti selvatici senza mai raggiungerli, nuotando nei fossi o, quando in vacanza, raggiungendo a nuoto legni lanciati nel mare o condividendo i tuffi del suo compagno umano.
se ne è andato la notte del 25 dicembre, dopo aver salutato, ormai quasi paralizzato dai dolori articolari e dai tumori ormai incurabili, tutta la famiglia allargata, riunita per celebrare il natale.
Ormai, all’età di 70 e 76 anni, non possiamo più pensare di adottarne altri, resta solo il ricordo nostalgico di un cane che abbiamo tanto amato e che ci ha amato con tutta la sua animalità