Mirtillo, Bassotto di sei anni, è stato trovato legato alla cancellata della De Amicis con un messaggio della famiglia.

Alle 8:17 di lunedì 20 aprile 2026, davanti alla scuola primaria Edmondo De Amicis di Bologna, c’era un Bassotto nero focato legato alla cancellata. Il marciapiede di via Marconi era ancora quasi vuoto, le aule chiuse, i primi bambini non erano ancora arrivati. Il cane, seduto accanto alla sbarra, guardava la strada.

Si chiamava Mirtillo, aveva sei anni, almeno secondo il foglio trovato nella tasca della sua pettorina. Il guinzaglio era stato annodato alla cancellata in modo da impedirgli di seguire chi lo aveva lasciato lì. Non era agitato. Restava fermo, con lo sguardo rivolto verso il punto da cui probabilmente si aspettava di vedere tornare qualcuno.

A trovarlo è stata la prima insegnante arrivata a scuola quella mattina. Aprendo la tasca della pettorina, ha trovato un foglio A5 piegato in otto. Non era un biglietto qualunque, ma un modulo di assenza con l’intestazione della scuola.

Mirtillo lasciato alla cancellata della scuola

Sul foglio, scritto con una penna blu, c’era il motivo dell’abbandono: “Motivo dell’assenza: mamma ha perso il lavoro il 4 aprile. Non posso più nutrire Mirtillo. Ha 6 anni, si siede a comando, ha paura dei temporali. Perdonatemi.”

La frase è stata letta più volte dall’insegnante, mentre intorno la mattina cominciava a muoversi: uno scooter in strada, una saracinesca, i primi genitori diretti verso l’ingresso. Mirtillo, però, non si spostava. Il ventre appariva scavato, le orecchie abbassate ai lati del muso, il corpo attraversato da un tremore leggero.

Quando la donna si è accovacciata davanti a lui, il cane ha indietreggiato appena. Poi ha annusato la mano, lentamente. Non ha cercato di scappare neppure quando il guinzaglio è stato sciolto dalla cancellata. Prima di seguire l’insegnante, ha voltato ancora una volta la testa verso la strada.

Il foglio piegato nella pettorina

Mirtillo è stato portato nella sala insegnanti, lontano dal rumore dell’ingresso e dai bambini che stavano arrivando. È stato sistemato su una vecchia coperta e ha bevuto a piccoli sorsi. Quando l’insegnante ha pronunciato il suo nome, si è seduto. Esattamente come indicato nel messaggio lasciato nella pettorina.

Quel gesto ha reso ancora più evidente il contrasto tra la cura ricevuta in passato e l’abbandono di quella mattina. Nel modulo c’erano informazioni pratiche, quasi domestiche: l’età, il comando che conosceva, la paura dei temporali. Ma c’era anche una difficoltà economica raccontata in poche parole, con il riferimento alla perdita del lavoro del 4 aprile.

Il foglio è stato conservato dall’insegnante sotto il sottomano della scrivania. Non viene mostrato ai bambini, ma non è stato buttato. Resta come traccia di una mattina iniziata davanti a una cancellata, con un cane affamato e un messaggio piegato nella tasca della pettorina.

Per Mirtillo, la scuola non era un posto conosciuto. Era solo il punto in cui qualcuno lo aveva lasciato, sperando forse che venisse trovato. Lui, intanto, continuava a guardare la strada, in attesa di un ritorno che non riusciva a comprendere.

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