Il pitbull era stato giudicato non adottabile dopo quattro restituzioni. Sei mesi dopo, nessuno dei comportamenti segnalati si è ripetuto.

Quattro famiglie in appena due mesi. Quattro adozioni concluse con il ritorno al rifugio. Quando Toby si è ritrovato ancora una volta nel box della struttura, sulla sua cartella era ormai comparsa una valutazione difficile da cancellare: cane problematico e, secondo i criteri applicati dal centro, non più adatto a essere affidato.

La responsabile del rifugio non nascose la situazione alla donna arrivata per conoscerlo.

«Devo essere onesta», disse sfiorando la documentazione sistemata sulla scrivania. «È già stato riportato indietro quattro volte in due mesi. Per la legge, viene considerato non adottabile».

Accanto alla sedia, Toby rimaneva seduto. Era un pitbull grigio-azzurro di circa venti chili, con il torace largo e una macchia bianca sul petto. Teneva il guinzaglio tra i denti, senza tirarlo né rovinarlo. Sembrava aspettare un comando.

Le quattro restituzioni di Toby

Alla domanda su che cosa fosse accaduto nelle precedenti famiglie, la responsabile ricostruì i diversi episodi annotati nella cartella.

Durante la prima adozione, Toby avrebbe danneggiato alcune persiane. La seconda famiglia aveva segnalato lunghi ululati quando il cane restava solo in casa. Nel terzo affidamento era riuscito a superare per tre volte una recinzione alta quasi due metri.

L’ultima restituzione era avvenuta quella stessa mattina. La motivazione indicata era che il cane «non smetteva di fissare».

Un comportamento interpretato come minaccioso da chi lo aveva accolto. Durante l’incontro, però, Toby non mostrò aggressività. Restò immobile, attento ai movimenti e alle parole delle persone presenti nella stanza.

Dopo aver ascoltato il racconto, la donna decise di adottarlo.

«Lo porto via io», comunicò alla responsabile.

Dal rifugio le ricordarono che sarebbe stato possibile riconsegnarlo entro pochi giorni.

«Abbiamo una politica di restituzione entro tre giorni», precisò la responsabile. «Non si senta in colpa se dovesse servire».

Sei mesi senza fughe né danni in casa

Nei sei mesi successivi, nessuna delle criticità indicate nella documentazione si presentò nella nuova abitazione. Toby non danneggiò mobili o infissi, non tentò di scavalcare recinzioni e non ululò quando rimaneva solo.

La prima notte entrò nella camera da letto e si sistemò ai piedi del letto. Rimase lì fino al mattino, dormendo per circa dieci ore.

La nuova proprietaria iniziò a organizzare le sue giornate attraverso passeggiate quotidiane, esercizi, giochi e orari regolari. Il cane rispose rapidamente alla routine e alle attività proposte.

Secondo quanto emerso durante la convivenza, i comportamenti precedentemente segnalati non sarebbero stati legati all’aggressività, ma alla mancanza di stimoli, alla solitudine e alla difficoltà di adattarsi a contesti diversi in un periodo molto breve.

La telefonata del rifugio dopo l’adozione

La scorsa settimana la struttura ha ricontattato la proprietaria per aggiornare la scheda del cane e verificare l’andamento dell’adozione.

«È ancora difficile?», hanno chiesto con cautela.

La risposta è stata immediata.

«No. È perfetto».

Dopo quattro restituzioni in due mesi, Toby vive ora stabilmente nella stessa casa da sei mesi. La routine quotidiana comprende attività fisica, addestramento e momenti di gioco. Da quando è stato adottato, non sono stati riferiti episodi di aggressività, tentativi di fuga o danni all’interno dell’abitazione.

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