La gatta era gravemente ferita e senza forze, ma continuava ad allattare i piccoli. Il soccorritore le fece una promessa prima dell’addio.
Il rifugio aveva già chiuso le porte a nuovi ingressi: mancavano fondi e volontari e c’erano quasi 270 gatti da accudire. Poi arrivò una telefonata dalla clinica veterinaria.
Una mamma gatta era stata trovata in un giardino insieme ai suoi cuccioli. Nessuno nella zona l’aveva reclamata. «È in condizioni terribili», scrisse Beth, un’infermiera della clinica.
La radiografia mostrò una situazione gravissima. Secondo il racconto del soccorritore, la colonna vertebrale della gatta era spezzata e le ferite sulle zampe indicavano che il problema non era recente. Era molto magra, disidratata e debilitata.
Eppure continuava a occuparsi dei piccoli.
Nonostante il rifugio non potesse permettersi altre accoglienze, il soccorritore decise che quei cuccioli sarebbero entrati comunque. Rimase nella clinica accanto alla mamma mentre i piccoli si attaccavano ancora una volta per prendere il latte.
Le sue condizioni, però, erano ormai considerate irreversibili.
La gatta non aveva neppure un nome. Prima dell’ultimo addio, il soccorritore decise di chiamarla Liberty, e rimase con lei fino alla fine, tenendola tra le braccia.
Poi raccolse i suoi cuccioli e li portò via con sé.
La promessa fatta a Liberty poco prima di salutarla era semplice: i suoi piccoli sarebbero stati protetti e avrebbero avuto una casa in cui crescere amati.


