Era sola, magra e bagnata. Da quel momento, la piccola Maple iniziò lentamente a cambiare la quotidianità di chi l’aveva trovata.
Non stava cercando un animale da adottare. Dopo una perdita importante, le giornate erano diventate tutte uguali, scandite soltanto dal lavoro, dal ritorno a casa e da una routine portata avanti quasi per inerzia.
Poi, una sera fredda all’inizio dell’inverno, dal vicolo dietro l’appartamento arrivò un miagolio.
La prima reazione fu ignorarlo. Ma quel suono tornò, sempre più debole.
Quando aprì la porta sul retro, vide una gattina piccola, magra e bagnata, con il pelo rosso e bianco arruffato e la punta di un orecchio piegata.
La avvolse in un asciugamano, le diede da mangiare e decise di chiamarla Maple, in ricordo delle foglie legate alla persona che aveva perso.
Da quel momento la gatta cominciò a seguirla per casa, senza allontanarsi troppo. Durante le notti difficili le restava vicina; durante il giorno si sistemava accanto a lei mentre scriveva o cercava di riprendere le vecchie abitudini.
Poco alla volta tornarono piccoli gesti dimenticati: aprire le tende, annaffiare le piante, telefonare agli amici.
Sono passati anni. Maple è diventata più grande e più lenta, dorme più a lungo, ma continua a vivere nella stessa casa.
Ogni sera, prima di spegnere la luce, la sua umana le sussurra ancora: «Grazie per avermi scelta».


