Salvato alle Bahamas da Chella Phillips, aveva fratture e tracce di proiettili nel corpo. Il recupero è cominciato tra i cani del rifugio.

Anatoli era sotto un’auto, al riparo dal sole, quando Chella Phillips arrivò nel parcheggio della scuola. Il giorno prima aveva visto una sua fotografia e aveva deciso di andare a cercarlo. Quando lo chiamò, il cane aprì gli occhi e si avvicinò alla gabbia.

Secondo la ricostruzione fornita, viveva in quel parcheggio da circa due anni. Un insegnante raccontò che alcuni studenti lo deridevano, chiamandolo “Cujo” o “Chupacabras”. La cagnolina che gli faceva compagnia era stata trovata morta poco tempo prima.

Phillips, fondatrice di The Voiceless Dogs a Nassau, alle Bahamas, lo portò via. Anatoli aveva un’anca slogata e la mascella fratturata. Durante gli accertamenti veterinari furono individuate anche tracce di proiettili nel corpo, segni delle violenze subite.

Essere al sicuro non bastò a rendere semplice il contatto con le persone. All’inizio, quando qualcuno provava ad accarezzarlo, tremava, piangeva e si dimenava. Le mani che ora cercavano di aiutarlo provocavano ancora una reazione di paura.

Il cambiamento arrivò gradualmente. Nel racconto del recupero, la presenza degli altri cani del rifugio ebbe un ruolo importante: Anatoli cominciò a stare più tranquillo e, con il tempo, ad accettare anche la vicinanza umana.

Quando le sue condizioni lo permisero, venne trasferito alla Second Chance Rescue di New York. Lì trovò una famiglia che lo adottò.

L’aggiornamento riportato nella storia risale a cinque anni dopo il salvataggio: Anatoli vive con i suoi adottanti, corre nella neve e dorme su cuscini morbidi.

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