Durante il tragitto verso la nuova casa restava in allerta, tremante e raccolto sul sedile. Poi, poco alla volta, ha smesso di avere paura.
Per tutto il viaggio in auto, il piccolo cucciolo ha cercato di restare sveglio. Il suo corpo oscillava a ogni curva, mentre gli occhi si chiudevano per un istante e poi si riaprivano di colpo, come se non riuscisse ancora ad abbandonarsi del tutto alla stanchezza.
Era stato appena salvato e si mostrava nervoso, silenzioso, rannicchiato sul sedile. A ogni sobbalzo della macchina gli tremavano le orecchie. L’ambiente era nuovo, così come nuove erano le mani che, di tanto in tanto, si allungavano verso di lui per rassicurarlo. Erano mani sconosciute, ma presenti, mai invadenti, abbastanza vicine da trasmettergli calore.
Poco alla volta qualcosa è cambiato. Il suo respiro ha cominciato a farsi più lento, i muscoli si sono distesi e la testa, appesantita dalla stanchezza, ha ceduto più della paura.
Così, durante quel tragitto verso la sua nuova casa, il cucciolo ha smesso di restare in guardia. Gli occhi si sono chiusi sempre più a lungo, la testa è scivolata contro il sedile e il corpo si è lasciato andare, finalmente rilassato.
Quando l’auto si è fermata davanti alla casa in cui avrebbe cominciato una nuova vita, lui dormiva profondamente.
Non si era addormentato per distrazione o sfinimento soltanto. Si era addormentato quando, per la prima volta, aveva smesso di sentirsi in pericolo. E al risveglio, ad aspettarlo, non c’era più l’incertezza del passato, ma una casa pronta ad accoglierlo.