Una storia sugli animali racconta di Tomba, gatto nato sulle Alpi, capace di scalare vette innevate e seguire gli alpinisti fino in cima.
Tomba nasce alla fine degli anni Ottanta in una zona alpina remota, accanto a un antico albergo di montagna circondato da neve e silenzio. È figlio di una gatta del luogo e cresce tra sentieri ghiacciati, corde lasciate ad asciugare e scarponi infangati. Il suo nome viene scelto in omaggio ad Alberto, celebre sciatore di quegli anni, quasi a voler riconoscere sin da subito un destino legato alla neve. A differenza di altri gatti, Tomba non cerca il calore di una stufa né la sicurezza degli interni. Fin dai primi mesi mostra una naturale confidenza con l’ambiente estremo. Cammina sul ghiaccio senza esitazione, osserva le creste e segue con lo sguardo chi si incammina verso l’alto. Il suo comportamento appare subito diverso, distante da quello di un animale domestico tradizionale, più vicino a quello di una presenza nata per muoversi in quota.
Quando gli alpinisti iniziano a preparare le ascensioni all’alba, Tomba è già pronto. Si inserisce nella fila, procede davanti o poco distante, fermandosi solo per attendere il gruppo. L’impresa che lo rende celebre avviene quando ha meno di un anno. Senza alcuna protezione, segue una cordata fino alla vetta del Rinderhorn, raggiungendo quota 3.453 metri. Le immagini scattate in quell’occasione mostrano un piccolo gatto seduto sulla cima, circondato da ghiaccio e roccia. Non appare affaticato né spaventato. È perfettamente a suo agio in un ambiente che per altri animali sarebbe inaccessibile. Da quel momento, Tomba diventa una presenza costante per chi frequenta quelle montagne, un compagno silenzioso che conosce il terreno meglio di chiunque altro.
Intorno alla figura di Tomba nascono racconti che superano la semplice cronaca. Uno di questi parla di un gruppo di escursionisti guidati inconsapevolmente dal gatto. Durante un’ascesa, Tomba si arresta, rifiutandosi di proseguire lungo il tracciato abituale. Si sposta verso una sporgenza rocciosa e insiste perché il gruppo lo segua. Poco dopo, una valanga investe il sentiero originale. L’episodio viene ricordato come una dimostrazione di istinto puro, non spiegabile con la logica umana. Tomba muore nei primi anni Novanta, ma la sua figura resta legata alle Alpi. Non era solo un gatto, ma una presenza integrata nel paesaggio, capace di muoversi in equilibrio tra uomini e natura selvaggia, lasciando un segno duraturo nella memoria di chi lo ha incontrato.
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