Una donna sostiene di aver ritrovato nel canile il cane scomparso da mesi, registrato a suo nome e dichiarato non ricollocabile.
La porta del rifugio è stata forzata nel cuore della notte. Erano circa le tre del mattino quando una donna, assistente domiciliare notturna da quattordici anni, è entrata nella struttura con un piede di porco. L’allarme si è attivato, poi si è spento. Lei ha proseguito fino ai box.
Cercava Suie, un Chihuahua nero di tre anni che, secondo il suo racconto, era scomparso quattro mesi prima. Lo ha trovato in fondo a una gabbia, impaurito, con le zampe bagnate e la medaglietta che batteva contro la grata per il tremore.
Il cane, dice, l’ha riconosciuta subito. Non ha abbaiato. Ha soltanto avanzato il muso verso di lei.
Il caso di Suie e la scheda appesa al box
La donna racconta di aver scoperto troppo tardi che Suie era stato consegnato al rifugio dal suo ex marito, utilizzando il suo nome. Dopo il divorzio, avvenuto due anni prima, il cane era rimasto con lei. Era l’animale che la aspettava al rientro dai turni notturni, quando tornava all’alba dalle case degli assistiti.
Poi la scomparsa. A lei era stata riferita una fuga. Per mesi aveva cercato il Chihuahua, anche affiggendo manifesti sotto la pioggia.
Nel rifugio, però, Suie risultava presente da quattro mesi. Sulla documentazione, secondo quanto riferito dalla donna, era indicato come mordace, ingestibile e non adatto a una nuova adozione. La scheda appesa alla porta riportava anche l’orario della soppressione previsto per la mattina successiva.
È davanti a quel foglio che avrebbe deciso di agire.
L’ingresso nel rifugio durante la notte
La donna non sostiene di aver liberato altri animali. Racconta di essere entrata con un obiettivo preciso: prendere Suie e portarlo via. Il piede di porco usato per forzare l’ingresso, spiega, apparteneva all’ex marito ed era rimasto nell’armadio di casa dopo la separazione.
Una volta aperto il box, ha sollevato il Chihuahua e lo ha stretto tra le braccia. Il cane, ancora agitato, si sarebbe aggrappato al maglione con le unghie, respirando in modo affannoso.
In quel momento lei gli avrebbe sussurrato: « Sono qui. »
Fuori dalla struttura, lo ha avvolto nel cappotto. Il cane, racconta, ha nascosto il muso sotto il suo mento, continuando a cercare il contatto fisico.
La decisione di presentarsi al commissariato
La donna sostiene di voler andare al commissariato con Suie, il piede di porco e i documenti recuperati nel rifugio. Dice di essere pronta ad assumersi le conseguenze per l’ingresso forzato, ma contesta il percorso che avrebbe portato il cane alla soppressione senza un’adeguata verifica della sua storia.
Il nodo centrale resta la registrazione dell’animale a suo nome e la consegna al rifugio da parte dell’ex marito. Secondo la sua versione, Suie non era stato abbandonato volontariamente da lei, ma sottratto e portato nella struttura senza il suo consenso.
Ora il Chihuahua è tornato con la donna. Dorme accanto a lei, ancora spaventato dai rumori del pianerottolo, ma più tranquillo quando la riconosce vicino.
La vicenda, se confermata nei suoi passaggi, apre interrogativi sulla gestione del caso, sull’identificazione del proprietario effettivo e sulle valutazioni che avevano portato a classificare il cane come non ricollocabile.