I Cani e il loro mondo

Bovaro del Bernese resta 198 giorni in rifugio, poi arriva finalmente l’adozione

Dopo quasi sette mesi trascorsi nel box senza essere scelto, il giovane cane ha lasciato la struttura ed è entrato nella sua nuova casa.

Per 198 giorni ha osservato famiglie entrare nel rifugio, incontrare altri animali e tornare a casa senza di lui.

All’inizio, ogni volta che sentiva dei passi avvicinarsi, il giovane Bovaro del Bernese si alzava. Raggiungeva la porta del box, sollevava la testa e muoveva lentamente la coda, aspettando che qualcuno si fermasse.

Con il passare delle settimane, però, il suo comportamento è cambiato.

Ha smesso di avvicinarsi alle persone. Poi ha iniziato a distogliere lo sguardo. Negli ultimi tempi restava sdraiato anche quando i visitatori passavano davanti al suo spazio, come se non si aspettasse più nulla.

Oggi quell’attesa è finita.

Un uomo è entrato nella struttura, ha raggiunto il suo box e ha pronunciato la frase che i volontari aspettavano da quasi sette mesi:

“Sono qui per lui.”

Il Bovaro del Bernese ignorato per 198 giorni

Il cane è un giovane maschio dalla corporatura imponente, con il pelo folto grigio scuro, il petto bianco e sfumature più chiare sul muso.

Nonostante l’aspetto robusto, i volontari lo descrivevano come un animale tranquillo, sensibile e particolarmente bisognoso di vicinanza. Non mostrava aggressività e non aveva comportamenti che potessero rendere difficile l’adozione.

Eppure, per mesi, nessuna famiglia lo aveva scelto.

La lunga permanenza nel rifugio aveva progressivamente modificato il suo atteggiamento. Il cane che inizialmente cercava il contatto aveva cominciato a isolarsi e a restare immobile sul fondo del box.

Quando il futuro proprietario è arrivato, lo ha trovato con il grande corpo ripiegato su se stesso e la testa appoggiata tra le zampe.

La volontaria si è accovacciata accanto all’animale e ha detto:

“Abbiamo sperato così tanto per lui.”

L’incontro senza salti né abbai

L’uomo si è avvicinato lentamente, evitando di chiamare il cane o di forzare il contatto.

Il Bovaro del Bernese ha alzato lo sguardo soltanto per pochi istanti. Non è corso verso di lui, non ha abbaiato e non ha mostrato entusiasmo. È rimasto fermo, osservandolo con prudenza.

Dopo aver sentito le parole “Sono qui per lui”, i volontari hanno aperto la porta del box.

Il cane si è sollevato lentamente e ha raggiunto l’uomo senza tirare il guinzaglio. Una volta vicino, ha appoggiato la spalla contro la sua gamba.

Un contatto breve, ma sufficiente a segnare la fine di un’attesa durata 198 giorni.

La volontaria gli ha accarezzato la testa prima di affidarlo alla nuova famiglia. Per chi aveva lavorato nella struttura, quell’adozione rappresentava un momento particolarmente atteso: il timore era che il cane potesse spegnersi progressivamente dopo essere stato ignorato per così tanto tempo.

Il viaggio verso la nuova casa

Durante il tragitto, il Bovaro del Bernese si è sistemato sul sedile posteriore del veicolo.

È rimasto seduto in silenzio, ancora rigido e disorientato. A ogni semaforo si voltava verso il conducente, quasi per controllare che la persona accanto a lui fosse ancora presente.

Non mostrava l’euforia tipica di molti cani appena usciti da un rifugio. Il suo atteggiamento era più cauto, segnato dall’abitudine a non aspettarsi troppo.

Una volta arrivato nella nuova abitazione, non ha iniziato a correre nelle stanze.

Ha camminato lentamente, annusando il soggiorno, il tappeto e il piede del divano. Poi ha individuato un cuscino vicino alla vetrata e si è sdraiato.

Per la prima volta dopo mesi non c’erano sbarre intorno a lui.

Le prime ore lontano dal rifugio

Il nuovo proprietario gli ha riempito la ciotola. Il cane ha mangiato con calma, senza proteggere il cibo e senza mostrare agitazione.

Subito dopo è tornato a sdraiarsi a poca distanza dall’uomo. Non cercava ancora un contatto continuo, ma voleva rimanere abbastanza vicino da percepirne la presenza.

Nonostante la lunga permanenza nel box, il Bovaro del Bernese non aveva perso la capacità di fidarsi.

Era ancora disposto ad accettare una carezza, ad avvicinarsi con cautela e a cercare compagnia. Una disponibilità che ha sorpreso il suo nuovo proprietario, convinto che quasi sette mesi di attesa potessero averlo reso più chiuso e distante.

Da oggi, il cane non dovrà più osservare altri animali lasciare la struttura mentre lui resta indietro.

Avrà spazi tranquilli, passeggiate, pasti regolari e un posto morbido dove dormire. Soprattutto, avrà una persona che lo ha scelto senza esitazioni.

“Benvenuto a casa, grande mio.”

Emanuele Larocca

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