Da giorni il piccolo cane conserva le vecchie abitudini, stringe il suo giocattolo e reagisce a ogni rumore proveniente dal corridoio.
Continua a guardare la porta d’ingresso.
A ogni rumore nel corridoio, il piccolo Bichon Maltese solleva la testa. Le orecchie si tendono, gli occhi restano fissi sulla soglia e, per qualche secondo, sembra aspettarsi che il suo padrone rientri come ha sempre fatto.
Ma la porta non si apre.
Da alcuni giorni il cane vive all’interno di una casa improvvisamente diversa. Le voci sono cambiate, le stanze sono più silenziose e la persona che per anni ha scandito ogni momento della sua giornata non è più tornata.
Il proprietario è morto in un incidente.
Per chi vive accanto all’animale, la ragione di quell’assenza è chiara. Per il cane, invece, esiste soltanto una lunga attesa senza spiegazioni.
Il piccolo animale trascorre gran parte del tempo rannicchiato sul divano, nello stesso punto occupato ogni sera dal suo padrone.
Sale lentamente, gira una volta su se stesso e si sistema con il corpo rivolto verso l’ingresso. Tra le zampe tiene spesso il suo giocattolo preferito, un vecchio oggetto di stoffa che conserva ancora un odore familiare.
Non abbaia e non mostra agitazione evidente.
Resta immobile, osserva la porta e reagisce a ogni suono che potrebbe annunciare un ritorno. Il rumore dell’ascensore, dei passi sul pianerottolo o delle chiavi di un vicino è sufficiente a farlo scattare.
Pochi istanti dopo, quando comprende che nessuno entrerà, torna a sdraiarsi.
Il suo pelo bianco appare meno curato del solito e lo sguardo è spesso spento. Nei momenti di maggiore silenzio comincia a tremare leggermente, poi afferra il giocattolo e lo stringe contro il corpo.
Per anni, il proprietario ha rappresentato il centro della vita del cane.
Era la voce che lo chiamava al mattino, la persona che gli preparava la ciotola e lo accompagnava durante le passeggiate. La sera i due trascorrevano molte ore sul divano, sempre nello stesso angolo del soggiorno.
La loro quotidianità era costruita su gesti semplici e ripetuti.
Dopo l’incidente, tutto si è fermato senza alcun passaggio graduale. In casa sono arrivate persone, sono stati spostati oggetti e le conversazioni hanno assunto un tono più basso. Il cane ha osservato ogni cambiamento senza riuscire a comprenderne la causa.
Ha visto le lacrime, le porte aperte e richiuse, i familiari muoversi da una stanza all’altra.
Nessuno, però, ha potuto spiegargli perché il suo padrone non sarebbe più rientrato.
Per questo il Bichon Maltese ha continuato a rispettare gli stessi orari e a occupare gli stessi spazi. Un comportamento che appare legato alla speranza di ritrovare quella presenza familiare.
Quando il cane sembra maggiormente in difficoltà, cerca il suo vecchio giocattolo.
Lo prende tra i denti, lo porta sul divano e vi appoggia il muso. L’oggetto è consumato, ma conserva ancora tracce dell’odore della persona scomparsa.
Per alcuni minuti il cane resta fermo, come se quella vicinanza fosse sufficiente a calmarlo.
Poi torna a osservare l’ingresso.
Il suo comportamento non è segnato dalla rabbia. Non distrugge oggetti e non cerca di scappare. La reazione alla perdita si manifesta attraverso il silenzio, la riduzione dell’attività e il bisogno di rimanere nei luoghi condivisi con il padrone.
Ogni volta che qualcuno attraversa il corridoio del palazzo, l’animale torna ad aspettare.
Anche i cani possono modificare profondamente il proprio comportamento dopo la scomparsa di una figura di riferimento.
Possono mangiare meno, dormire di più, cercare oggetti appartenuti alla persona assente o restare a lungo vicino alle porte e alle finestre. Non comprendono la morte nel modo in cui la intendono gli esseri umani, ma percepiscono la scomparsa, il cambiamento degli ambienti e l’interruzione delle abitudini.
Nel caso di questo Bichon Maltese, l’assenza viene affrontata ripetendo ogni giorno gli stessi gesti.
Il cane torna sul divano, stringe il suo giocattolo e aspetta.
Non sa che cosa sia accaduto. Sa soltanto che la persona intorno alla quale aveva costruito la propria vita non è più lì.
E continua a rivolgere lo sguardo verso quella porta, come se il prossimo rumore potesse finalmente riportarla a casa.
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