Il Bichon havanais, adottato sette mesi prima, è stato riportato indietro per comportamenti legati all’attaccamento e alla separazione.
Sul modulo di restituzione era indicata una motivazione precisa: “comportamenti legati all’attaccamento eccessivo”. Caramel, Bichon havanais di sei anni, è tornato al rifugio sette mesi dopo l’adozione perché piangeva quando la proprietaria usciva per andare al lavoro.
A leggere la comunicazione è stata un’educatrice cinofila volontaria, presente nell’ufficio mentre la donna completava le procedure. Il cane era seduto sotto una sedia, in silenzio, con lo sguardo rivolto verso la porta dalla quale la proprietaria era appena uscita.
Non abbaiava e non cercava di muoversi. Respirava rapidamente, con le orecchie abbassate e il corpo immobile. Dopo mesi trascorsi nella stessa casa, Caramel si è ritrovato nuovamente in un ambiente sconosciuto, senza la persona alla quale aveva legato abitudini e riferimenti.
Caramel aveva vissuto sette mesi nella nuova casa
Durante il periodo successivo all’adozione, il cane aveva imparato a riconoscere la voce della proprietaria, i suoi orari, il rumore delle chiavi e i gesti che precedevano l’uscita da casa.
Proprio la separazione quotidiana avrebbe provocato nel Bichon havanais episodi di pianto, interpretati come un problema di attaccamento. Una difficoltà che, secondo l’educatrice, avrebbe potuto essere affrontata con un percorso graduale e mirato.
I comportamenti legati alla separazione richiedono spesso tempi lunghi, esercizi progressivi e una gestione costante. Le partenze devono essere introdotte lentamente, evitando assenze troppo prolungate nelle prime fasi e costruendo una routine capace di rassicurare l’animale.
La restituzione al rifugio interrompe invece bruscamente il rapporto costruito nei mesi precedenti e può aumentare l’insicurezza già manifestata dal cane.
Il comportamento osservato dopo la restituzione
Quando l’educatrice si è avvicinata, Caramel non ha cercato immediatamente il contatto. È rimasto fermo, come se non fosse più certo di potersi fidare di una nuova presenza.
Dopo alcuni istanti ha fatto un passo in avanti e ha appoggiato il muso contro la manica della volontaria. Un gesto interpretato non come una richiesta di attenzione, ma come il tentativo di verificare che anche quella persona non si allontanasse.
Il cane ha poi chiuso gli occhi contro il polso dell’educatrice, continuando a rimanere in silenzio. Il modulo di restituzione è stato lasciato sulla scrivania, mentre il personale del rifugio iniziava a valutare come gestire il nuovo ingresso.
L’attaccamento e la paura della separazione
Definire un comportamento come “attaccamento eccessivo” non chiarisce sempre le ragioni che lo hanno provocato. Un cane adottato può aver bisogno di molto tempo per comprendere che le uscite del proprietario sono temporanee e che la porta di casa tornerà ad aprirsi.
Nel caso di Caramel, il pianto durante le assenze indicava una difficoltà nella gestione della separazione, non necessariamente un comportamento impossibile da correggere.
Un percorso con un educatore cinofilo avrebbe potuto aiutare la proprietaria a lavorare sulle partenze, sui tempi di solitudine e sulla capacità del cane di rilassarsi senza una presenza costante.
Ora Caramel dovrà affrontare un nuovo periodo di adattamento. Dopo aver trascorso sette mesi in una casa, dovrà ricostruire una routine all’interno del rifugio e attendere una nuova adozione, possibilmente con una famiglia disponibile a seguire un percorso graduale.


