Separati dopo quattro anni nello stesso box, i due cani anziani hanno mostrato subito segnali di forte disagio.

Poche ore dopo l’adozione di Câpre, nel rifugio è cambiato tutto. Moutarde, rimasto da solo nel box, ha smesso di mangiare e bere. Si è sdraiato contro la rete, proprio nel punto in cui nel pomeriggio era stata appoggiata la gabbia usata per portare via il suo compagno.

Era martedì sera. Alle 23 il cane non aveva ancora toccato la ciotola e continuava a restare immobile nel corridoio. Tre ore più tardi è arrivata una telefonata dall’adottante: anche Câpre, nella nuova casa, mostrava un comportamento insolito. Camminava in cerchio, non riusciva a sdraiarsi e graffiava ripetutamente la porta d’ingresso.

I due bassotti a pelo duro avevano condiviso lo stesso box per quattro anni. Câpre, quattordici anni, e Moutarde, tredici, dormivano sempre uno accanto all’altro, sulla medesima coperta di pile bordeaux.

Câpre e Moutarde separati dopo quattro anni

Il guardiano notturno della struttura, in servizio da dodici anni, conosceva i due cani abbastanza bene da distinguerli anche al buio. Le notti del rifugio erano scandite dal rumore delle ciotole, dai movimenti degli animali anziani e dai lunghi sospiri provenienti dai box.

Câpre era il più diretto dei due. Aveva uno sguardo aperto e tendeva ad avanzare per primo. Moutarde lo seguiva a breve distanza, con l’abitudine di restare leggermente arretrato e controllare ciò che accadeva intorno.

Non si trattava soltanto di due animali ospitati nello stesso spazio. Nel tempo avevano costruito una routine comune, fatta di riposo, attese e contatto fisico. Sulla coperta condivisa erano visibili due avvallamenti affiancati, formati dai loro corpi durante gli anni trascorsi nella struttura.

Il tessuto conservava l’odore di entrambi e rappresentava uno dei pochi elementi rimasti invariati nella loro quotidianità.

La coperta tagliata in due il giorno dell’adozione

Prima della partenza di Câpre, un volontario aveva deciso di dividere la coperta bordeaux. Una metà sarebbe stata consegnata alla famiglia adottante, l’altra sarebbe rimasta nel box con Moutarde.

L’intenzione era lasciare a entrambi un oggetto familiare, impregnato dell’odore del compagno. La scelta, però, non ha impedito che la separazione provocasse una reazione immediata.

Il taglio era stato successivamente ricucito con un filo bianco spesso. Per il guardiano, quella soluzione rendeva evidente l’errore commesso: si era pensato che un pezzo di tessuto potesse sostituire una presenza durata quattro anni.

Nessuno aveva spiegato con sufficiente chiarezza all’adottante quanto fosse stretto il legame tra i due cani. Nel rifugio si temeva che, presentandoli come inseparabili, la famiglia avrebbe rinunciato anche a Câpre.

La decisione era stata condizionata dalla difficoltà di trovare una sistemazione per animali anziani e dalla necessità di liberare posti in una struttura già affollata.

Moutarde immobile davanti alla rete

Dopo la partenza del compagno, Moutarde non ha abbaiato né cercato di attirare l’attenzione. È rimasto con il muso appoggiato a terra, nel punto in cui la gabbia di trasporto era scomparsa dal corridoio.

La ciotola del cibo era ancora piena. Anche l’acqua era rimasta intatta. Il cane teneva gli occhi aperti e, di tanto in tanto, un tremore gli attraversava il fianco.

Il guardiano ha continuato a controllarlo nel corso della notte, rendendosi conto che la scelta di non avvertire l’adottante aveva avuto conseguenze immediate su entrambi gli animali.

Alle 2 il telefono del rifugio ha squillato. Dall’altra parte c’era la persona che aveva accolto Câpre poche ore prima.

Il bassotto non si era mai fermato. Continuava a camminare per la casa, rifiutava il riposo e graffiava la porta, come se cercasse di tornare nel luogo dal quale era stato portato via.

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