Guava avrebbe dovuto essere portato al rifugio prima del trasferimento della proprietaria. L’assistente domiciliare ha invece deciso di tenerlo con sé.
Doveva essere un ultimo accompagnamento prima del trasferimento in casa di riposo. Guava, Yorkshire Terrier di 15 anni, avrebbe dovuto lasciare la casa in cui aveva vissuto per oltre un decennio e raggiungere un rifugio.
A cambiare il finale è stata l’assistente domiciliare della proprietaria, una donna che lavora da 22 anni accanto a persone anziane e che, arrivata davanti alla struttura, ha deciso di non aprire la portiera.
La richiesta era arrivata direttamente dalla signora F., 86 anni, prossima al trasferimento.
«Non deve vedermi andare via.»
Con queste parole, secondo il racconto, la donna avrebbe affidato il guinzaglio del cane all’assistente.
Guava, 15 anni e undici inverni accanto alla sua proprietaria
Guava viene descritto come un cane ormai anziano, con la vista affaticata, le zampe sottili e qualche difficoltà nei movimenti.
Al momento della separazione indossava un piccolo golfino azzurro lavorato a maglia dalla signora F., che lo aveva tenuto sulle proprie ginocchia durante undici inverni.
Sul capo erano rimasti anche i segni del tempo: un bottone madreperlato, alcune maglie allargate vicino alle zampe e un’etichetta cucita all’interno con il nome della proprietaria.
Quando l’assistente lo ha preso in braccio, il cane non avrebbe opposto resistenza.
In auto, però, sarebbe rimasto sveglio per tutto il tragitto verso il rifugio.
Davanti al rifugio la decisione cambia
La donna racconta di essersi fermata nel parcheggio della struttura e di aver ripensato alle persone che le avevano consigliato di essere pragmatica.
«Lei ha già la sua vita, a quell’età non troverà più una famiglia, sia ragionevole.»
L’assistente aveva già due cani e viveva a circa 40 chilometri di distanza. Nonostante questo, dopo alcuni minuti avrebbe riacceso il motore e riportato Guava indietro.
La mattina successiva si è presentata dalla signora F. con il cane tra le braccia.
Secondo la testimonianza, Guava avrebbe riconosciuto subito l’odore della proprietaria e avrebbe cominciato a tremare mentre lei lo baciava tra le orecchie.
La donna le avrebbe quindi detto:
«Grazie per non averlo lasciato finire come un altro scatolone.»
Guava resta con l’assistente domiciliare
Da quel momento Guava vive nella casa dell’assistente insieme agli altri due cani.
La convivenza, racconta la donna, sarebbe iniziata senza particolari difficoltà. Il piccolo Yorkshire trascorre gran parte del tempo vicino al termosifone e continua a indossare il golfino realizzato dalla sua precedente proprietaria.
Ogni sera l’assistente invia una fotografia del cane alla signora F. attraverso il telefono della nipote.
Guava corre poco e sente meno rispetto al passato, ma secondo la donna continua a reagire quando sente pronunciare il nome della proprietaria con cui ha condiviso gran parte della sua vita.



