Il cane accompagna abitualmente il conducente durante il servizio. Quando una passeggera protesta, lui prende una decisione netta.
Chi prende spesso quell’autobus ha imparato a vedere sempre la stessa scena: l’autista al volante e il suo cane con lui, tranquillo, a volte sveglio e a volte addormentato.
Per il conducente non è una presenza occasionale. Il cane lo accompagna abitualmente e, secondo chi racconta la vicenda, tra i due c’è un legame molto forte.
Un giorno, però, durante una corsa, una passeggera ha protestato. La donna ha detto di non trovare igienica la presenza dell’animale a bordo.
La reazione dell’autista è stata immediata.
Si è arrabbiato e ha deciso di scendere, spiegando che quel giorno non avrebbe lasciato il suo cane da solo per nessuna ragione.
Per lui non si trattava semplicemente di un animale da compagnia. Lo considera parte della famiglia, al punto da portarlo con sé ovunque vada.
La scena ha attirato l’attenzione proprio per questa scelta: invece di separarsi dal cane dopo la protesta, il conducente ha preferito interrompere la propria presenza sul mezzo.
Il racconto non chiarisce cosa sia accaduto subito dopo alla corsa o come sia stata gestita la situazione, ma una cosa emerge con chiarezza: quel cane, per il suo umano, non è una presenza accessoria.
È il compagno che continua ad accompagnarlo anche durante le sue giornate di lavoro.


