Tra giochi e tempo trascorso insieme, un incontro abituale diventa un legame. Poi arriva il collare e l’annuncio: «Da oggi siamo una famiglia».

Ogni giorno, quando arriva al lavoro, trova quel cane ad aspettarlo. È un appuntamento fatto di parole, giochi e tempo trascorso insieme, che oggi ha avuto uno sviluppo: la persona che si ferma abitualmente con lui ha deciso di portarlo a casa.

Chi racconta la vicenda descrive così quelle attese: «Non perché sappia che mangerà, ma perché sa che parleremo, giocheremo, e che passerò del tempo con lui». È il significato che attribuisce al comportamento del cane, con il quale ha costruito una consuetudine che va oltre il momento del cibo. Non specifica da quanto tempo si incontrino né quale fosse, fino a quel momento, la sistemazione dell’animale.

La novità è arrivata con le parole rivoltegli durante uno di questi incontri: «Piccolo amico mio… oggi, dopo il lavoro, andiamo a casa insieme!». Alla frase è seguita un’espressione del cane che ha colpito chi gli stava parlando, tanto da volerla raccontare insieme alla decisione di accoglierlo.

Poi è arrivato un gesto concreto: gli ha messo il collare. «Da oggi siamo una famiglia», ha annunciato, leggendo nella reazione dell’animale un’accettazione.

Il ritorno a casa insieme era previsto per la fine della giornata di lavoro. Il racconto si ferma lì, con il collare già indossato e la decisione presa: questa volta, al momento di andare via, il cane sarebbe venuto con lui.

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