Adottato dopo due riconsegne, il cane resta inizialmente vicino alla porta. Il nuovo proprietario stende una coperta e gli lascia scegliere la distanza.

La prima sera il pitbull è rimasto vicino alla porta. Sul pavimento, poco distante, il marito della donna che lo aveva adottato aveva steso una coperta e si era seduto. Non cercava di farlo avvicinare: lasciava che fosse il cane a decidere.

La coppia lo aveva accolto tre giorni prima. Al rifugio avevano spiegato che era già stato restituito due volte e che il precedente proprietario, un uomo, lo aveva maltrattato. Tremava davanti agli uomini e, in un’occasione, aveva morso una persona per paura.

Il personale aveva preparato gli adottanti a un percorso potenzialmente lungo, con mesi di pazienza e la possibile necessità di un supporto professionale. Il marito aveva cominciato da quelle serate sul pavimento, ripetendo lo stesso gesto senza imporre contatti.

La seconda notte il cane aveva ridotto un poco la distanza. La terza si è avvicinato fino a rannicchiarsi accanto a lui, appoggiando la testa sulla sua.

La moglie ha scattato una fotografia e si è messa a piangere. Suo marito, pur sentendo il collo indolenzito, è rimasto fermo per un’ora: temeva che un movimento potesse spaventare il cane e interrompere quel primo riposo insieme.

La paura non è scomparsa. Il pitbull continua a evitare altri uomini della famiglia, tra cui il fratello e il padre della donna. Con il marito, invece, ha iniziato a cercare la vicinanza: lo segue per casa e, durante la notte, dorme con la testa sul suo cuscino.

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