Ruby non era la più rumorosa né la più appariscente. Ma ogni giorno quella volontaria restava qualche minuto in più davanti al suo box.
Erano passate appena due settimane dall’inizio del lavoro alla Humane Society quando una volontaria si accorse che c’era un cane davanti al quale finiva sempre per fermarsi più a lungo.
Si chiamava Ruby.
Non era il cane che attirava maggiormente l’attenzione nel rifugio. Non abbaiava più degli altri e non cercava di imporsi. Aveva però un modo particolare di avvicinarsi alle persone: si appoggiava con delicatezza, accettando il contatto senza esitazioni.
Giorno dopo giorno, tra le due nacque un legame sempre più evidente.
La volontaria iniziò a concederle qualche attenzione in più, una passeggiata aggiuntiva nel cortile e qualche minuto fuori dal box. Più il tempo passava, più diventava difficile immaginare Ruby affidata a qualcun altro.
Poi arrivò la decisione.
Non voleva più soltanto sperare che quella cagnolina trovasse una famiglia. Decise di adottarla lei stessa.
Una volta arrivata nella nuova casa, Ruby esplorò gli ambienti con prudenza. Poco dopo si sistemò vicino ai piedi della sua nuova proprietaria.
Da allora la loro quotidianità è cambiata. Ruby la segue spesso, la accompagna durante le escursioni e ormai fa parte delle sue giornate fin dal primo momento del mattino.
Quel lavoro iniziato da appena due settimane doveva essere soltanto un’esperienza al rifugio. Invece, proprio lì, Ruby aveva trovato la persona con cui sarebbe tornata a casa.


