Quando una madre non accetta il piccolo, per l’agnello il rischio è enorme. In questi casi l’intervento del pastore può diventare decisivo.

Può accadere che una pecora non accetti il proprio agnellino dopo il parto.

Quando succede, il piccolo può restare senza latte, calore e protezione, e ha bisogno di un intervento rapido. Provare a riavvicinarlo alla madre non sempre funziona e, in alcuni casi, lei può continuare a respingerlo.

È allora che entra in gioco il pastore.

L’agnellino viene portato al sicuro, nutrito a mano e tenuto al caldo. Una coperta, un luogo riparato e soprattutto pasti regolari diventano essenziali per permettergli di recuperare le forze.

Nei primi giorni può essere necessario seguirlo continuamente, proprio perché è ancora troppo debole per cavarsela da solo.

Quando finalmente cresce abbastanza e diventa più forte, può tornare nel pascolo insieme agli altri animali.

Ma qualcosa, nel frattempo, è cambiato.

L’agnello che ha ricevuto cure dirette dall’uomo tende a riconoscere quella presenza e quella voce. Per questo, quando il pastore si avvicina o richiama il gregge, può essere proprio quel piccolo cresciuto a mano a cercarlo più degli altri.

La sua storia comincia con un rifiuto, ma prosegue grazie a qualcuno che decide di intervenire nel momento in cui non avrebbe potuto sopravvivere da solo.

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