Un Volpino continua ad aspettare davanti all’ospedale il proprietario deceduto per infarto, restando ogni giorno vicino all’ingresso da cui l’uomo non è più uscito.
Accade a Mazzarino, nel Nisseno, dove da quasi tre anni un piccolo cane continua a stazionare davanti alla porta di un ospedale. È lì che il suo proprietario era entrato in ambulanza dopo essere stato colpito da un infarto. Da quella stessa porta l’uomo non è più uscito vivo. Da allora, il Volpino non si è mai allontanato definitivamente dal luogo che rappresenta l’ultimo punto di contatto con il suo padrone.
Il cane è diventato una presenza fissa per chi frequenta la struttura sanitaria, attirando l’attenzione di pazienti, operatori e visitatori. La sua storia, raccontata e rilanciata anche a livello nazionale, è ormai conosciuta come un esempio di attaccamento e fedeltà che continua nel tempo.
Il Volpino è stato chiamato Stefano, come l’Ospedale Santo Stefano, davanti al quale trascorre gran parte delle sue giornate. Nel corso degli anni, il personale e alcune persone di passaggio non gli hanno mai fatto mancare acqua e cibo. Qualcuno ha anche provveduto a costruirgli una cuccia per proteggerlo dal freddo nei mesi invernali.
Nonostante questo, il cane sembra aver scelto autonomamente il punto in cui fermarsi. Predilige uno spazio vicino alle ambulanze e tende ad allontanarsi se qualcuno prova ad avvicinarsi troppo. Durante l’estate, invece, si sposta spesso nel giardino dell’ospedale, mantenendo comunque una posizione che gli consenta di osservare l’ingresso principale.
La vicenda di Stefano viene spesso accostata a quella di Hachiko, il cane di razza Akita che negli anni Trenta, in Giappone, attese per dieci anni il ritorno del suo proprietario davanti a una stazione ferroviaria. Anche nel caso del Volpino di Mazzarino, l’attesa sembra avere un solo significato: rimanere nel luogo in cui ha visto il padrone allontanarsi per l’ultima volta.
Secondo quanto raccontato, il cane continua a restare davanti a quella porta come se attendesse ancora l’uscita dell’uomo portato via in ambulanza. Un comportamento che, a distanza di anni, non ha subito cambiamenti evidenti e che continua a colpire chiunque passi davanti all’ospedale.
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