I locatari avevano portato via mobili ed elettrodomestici, lasciando il cane al quinto piano con il guinzaglio accanto.
Il trasloco era cominciato di sabato, al quinto piano. Scatoloni, mobili, elettrodomestici, coperte e oggetti di casa scendevano uno dopo l’altro verso il furgone. Davanti all’ascensore, però, era rimasto seduto Bourrasque, un pastore tedesco di tre anni.
Aveva il guinzaglio posato accanto, il collare di cuoio troppo stretto e una targhetta smaltata blu notte da ex cane dell’unità civile. Portava ancora al collo un numero di matricola inciso in bianco, segno di un passato in cui aveva lavorato al fianco degli esseri umani.
La portinaia del palazzo, in servizio da diciotto anni, lo aveva già visto altre volte con quella famiglia. Mai trattato con particolare affetto, mai chiamato con dolcezza. Quel giorno, mentre l’appartamento veniva svuotato, nessuno sembrava avere preparato nulla per lui.
Bourrasque lasciato davanti all’ascensore
Durante le operazioni di trasloco, Bourrasque non ha abbaiato. Ha seguito con lo sguardo il passaggio del divano, degli scatoloni, del grande specchio avvolto in una coperta. Ha lasciato passare anche il fattorino con il microonde.
Poi la porta dell’appartamento si è chiusa.
Il cane è rimasto fermo davanti all’ascensore, con le orecchie dritte e il corpo composto. Non sembrava semplicemente in attesa. Sembrava ancora impegnato a rispettare un ordine ricevuto, anche se nessuno sarebbe tornato a liberarlo da quella consegna.
All’inizio la portinaia ha pensato a un ritardo, a un errore, a qualcuno che sarebbe salito di nuovo per prenderlo. Ma le ore sono passate e il pianerottolo è rimasto vuoto.
La notte sul pianerottolo
Verso sera, la donna è salita con una ciotola d’acqua. Bourrasque ha fatto un passo indietro. Non mostrava aggressività, ma diffidenza. O forse una forma di fedeltà rimasta legata alle persone sbagliate.
La portinaia non ha insistito. Si è seduta su un gradino, a distanza, e ha lasciato la ciotola tra loro. Poi lo ha chiamato per nome.
A quel suono, il cane ha reagito. Le orecchie si sono mosse appena. Dopo qualche istante si è avvicinato e ha bevuto a lungo, continuando a controllare le mani della donna.
Il giorno dopo sono iniziati i tentativi di rintracciare gli ex locatari. Nessuna risposta. Il numero indicato nel contratto d’affitto risultava disattivato. Nell’appartamento ormai vuoto restavano solo i segni dei mobili rimossi e pochi peli neri sotto uno zoccolino.
Non c’erano cuccia, coperta, giochi, ciotole. Nulla che indicasse l’intenzione di tornare a prendere il cane.
Il collare allentato e il primo gesto di fiducia
Quando la portinaia ha allentato il collare, Bourrasque ha abbassato la testa. Sotto il cuoio, la pelle era segnata. Lei ha infilato due dita per controllare che non gli facesse male. Il cane si è lasciato fare.
Poi ha appoggiato la fronte contro il ginocchio della donna. Un gesto breve, misurato, ma sufficiente per segnare un passaggio. Non era più soltanto il cane abbandonato davanti a una porta chiusa. Stava iniziando a riconoscere una nuova presenza.
Oggi Bourrasque dorme nella guardiola, vicino al termosifone. La sua targhetta blu è stata appesa al muro. Non come ricordo di ciò che gli è stato tolto, ma come segno di ciò che resta: la dignità di un cane che aveva aspettato fino all’ultimo.
E che, dopo essere stato lasciato indietro, ha saputo fidarsi della prima persona rimasta accanto a lui.