Burrasca, cane di pet therapy al Bambino Gesù di Roma, ha accompagnato la padrona durante le cure contro il tumore al seno.
Per tre anni Burrasca è entrata nelle stanze dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma per stare accanto ai bambini ricoverati. Martedì 14 aprile 2026, però, nello stesso reparto, il letto da raggiungere non era quello di un piccolo paziente. Questa volta era la sua padrona, 52 anni, a trovarsi seduta nella stanza, dopo una diagnosi di cancro al seno.
Burrasca, Cairn Terrier grigio-fulvo impegnata con Pet Therapy Italia, era abituata a muoversi con calma tra corridoi, letti e flebo. Indossava un foulard blu scuro con la scritta “PET THERAPY” e seguiva sempre il ritmo dei bambini, senza forzare contatti o reazioni. La sua padrona lo ripeteva spesso durante gli incontri: “È Burrasca che decide il ritmo.”
Quel giorno, però, il ritmo è cambiato.
Nel reparto del Bambino Gesù, Burrasca era conosciuta per il suo modo misurato di avvicinarsi ai pazienti. Sapeva aspettare, fermarsi accanto a un letto, appoggiare la testa sul bordo del lenzuolo quando un bambino non riusciva ad accarezzarla.
Per tre anni ha accompagnato bambini e famiglie in momenti delicati, sempre insieme alla sua padrona. Poi la malattia ha spostato tutto: stessa luce, stesso reparto, stessa stanza visitata pochi giorni prima, ma una posizione diversa. La donna che per tanto tempo l’aveva guidata tra i letti era diventata paziente.
Quando Burrasca è entrata, non ha cercato altri bambini e non ha tirato verso la porta. Si è avvicinata al letto medicalizzato, ha poggiato le zampe anteriori sul bordo e ha guardato la sua padrona fino a quando è stata aiutata a salire.
La sera stessa, il foulard blu scuro non era più al collo di Burrasca. La padrona lo aveva sistemato sotto il cuscino. È rimasto lì per tutti i sei cicli di chemioterapia: piegato, stropicciato, a volte stretto nella mano nei momenti più difficili delle cure.
Da quel momento Burrasca è stata messa ufficialmente a riposo dal servizio di pet therapy. Non entrava più nelle stanze per lavorare con i bambini, ma continuava ad accompagnare la donna durante le sedute. La sua presenza era diversa, più silenziosa, concentrata su una sola persona.
Dormiva ai piedi del letto medicalizzato ottenuto per la stanza. A volte apriva gli occhi quando una flebo iniziava a suonare. Altre volte avvicinava il muso alla caviglia della padrona, restando lì senza muoversi.
Un giorno una bambina del reparto, passando davanti alla porta, ha riconosciuto Burrasca. Vedendola accanto al letto, ha chiesto piano: “Sta ancora curando?”
La risposta non era semplice. Burrasca non stava più svolgendo il suo compito come prima, ma continuava a fare ciò che aveva sempre fatto: restare vicino a chi aveva bisogno di una presenza stabile.
Non attraversava più le stanze per portare conforto ai bambini ricoverati. Era accanto alla donna che per tre anni l’aveva accompagnata in quel percorso, trasformando la pet therapy in una routine fatta di attenzione, pazienza e rispetto dei tempi.
Nel reparto, il suo posto era cambiato. Non più al centro degli incontri con i piccoli pazienti, ma ai piedi del letto della sua padrona. Una presenza discreta, continua, capace di ricordare che anche chi ha sostenuto gli altri può avere bisogno, a sua volta, di essere accompagnato.
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