Cierge sarebbe rimasto per diciannove giorni su una fascia di pietra della chiesa. La professionista incaricata dell’ispezione racconta il recupero.

Un avviso affisso sulla porta della chiesa annuncia la possibile rimozione di un gatto che continua a entrare nel campanile. Ma dietro quella presenza, secondo il racconto di un’architetta incaricata dalla diocesi, ci sarebbe una storia molto diversa da quella di un animale occasionale.

Il gatto si chiama Cierge, ha sette anni ed è conosciuto da tempo nel quartiere. La professionista sostiene di averlo trovato durante un’ispezione della facciata, bloccato su una stretta fascia di pietra del transetto sud, a circa undici metri dal sagrato.

«Il gatto che si introduce nel campanile sarà rimosso entro due settimane dai servizi competenti», recitava l’avviso fatto affiggere, secondo la testimonianza, la mattina precedente.

Cierge sul cornicione per diciannove giorni

L’architetta, specializzata nel patrimonio storico e abituata a lavorare in corda su edifici vincolati, racconta che Cierge sarebbe rimasto lassù per diciannove giorni.

Lo spazio su cui si trovava avrebbe avuto una larghezza di appena 32 centimetri.

Il gatto, riferisce la donna, era accucciato contro la pietra e continuava a guardare verso la sacrestia. Non verso la strada e neppure verso i piccioni.

Secondo la ricostruzione, poco prima dei vespri era stata chiusa la botola che permetteva all’animale di accedere al campanile. Non completamente, ma abbastanza da impedirgli di rientrare.

La professionista contesta soprattutto l’idea che si trattasse di una presenza estranea alla vita della zona.

«Cierge non è un animale nocivo.

È un gatto della vostra parrocchia.»

La donna sostiene che da sette anni il felino venga nutrito a turno da 23 residenti e che sia abituato alla presenza dei bambini della scuola comunale di fronte, degli insegnanti e delle persone che frequentano la chiesa.

Il recupero durante l’ispezione della facciata

Quando l’architetta è scesa in corda fino alla fascia di pietra, il gatto non avrebbe tentato di fuggire.

La donna racconta di essersi avvicinata lentamente e di aver appoggiato una mano vicino a lui.

Dopo alcuni istanti Cierge avrebbe cominciato ad avanzare verso di lei, fino a lasciarsi prendere.

«Il suo muso era freddo contro il mio guanto.»

L’animale è stato quindi sistemato nell’imbracatura e portato a terra. Durante il recupero, riferisce l’architetta, il battito del gatto era così forte da essere percepibile attraverso la giacca.

Ad assistere alla scena ci sarebbe stata anche una maestra della scuola vicina.

La scritta sulla ciotola: «Cierge — parrocchiano»

Dopo il recupero, il gatto avrebbe trovato riparo nel cortile della scuola comunale, sotto una panchina vicino a un muro.

Una ciotola di ceramica blu, utilizzata per lasciargli il cibo, sarebbe rimasta vicino al sagrato. Il giorno successivo, racconta l’architetta, l’insegnante vi avrebbe scritto a mano:

«Cierge — parrocchiano.»

Il racconto si chiude così sul contrasto tra l’avviso di rimozione e il legame che, secondo la testimonianza, il gatto avrebbe costruito negli anni con una parte del quartiere e della stessa comunità parrocchiale.

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