Réglisse sarebbe rimasto solo nell’appartamento dopo la partenza degli inquilini. A raccontare l’accaduto è la portinaia del residence.

Per nove giorni Réglisse avrebbe continuato ad aspettare davanti alla porta di casa, senza capire che i suoi proprietari non sarebbero tornati. A raccontare la vicenda è la portinaia di un residence, che sostiene di aver trovato il cane ancora nell’appartamento dopo la riconsegna delle chiavi da parte degli inquilini del quinto piano.

La donna lavora nello stabile da ventidue anni e conosceva già l’animale. Per tre estati consecutive, racconta, si era occupata di lui durante le vacanze della famiglia. Proprio per questo avrebbe riconosciuto immediatamente anche la grafia sul libretto delle vaccinazioni, trovato sotto la porta della guardiola.

Il nome del cane, Réglisse, era scritto a matita. Nessun altro messaggio avrebbe accompagnato il documento.

Réglisse lasciato nell’appartamento: il racconto della portinaia

Secondo la testimonianza, gli inquilini avrebbero restituito le chiavi senza avvertire la donna della presenza dell’animale.

La portinaia racconta di aver inizialmente pensato a un imprevisto o a una partenza temporanea. Nei giorni successivi sarebbe salita più volte davanti all’appartamento, sentendo il cane muoversi dietro la porta.

«Réglisse vi ha aspettati per nove giorni dietro la vostra porta», scrive nel suo racconto.

La donna ricorda anche le indicazioni che le venivano lasciate negli anni precedenti quando si occupava del cane durante l’estate: «crocchette al mattino, un po’ di paté la sera, non troppi premietti».

Proprio il contrasto tra quelle istruzioni dettagliate e l’assenza di qualsiasi comunicazione al momento della partenza è uno degli elementi al centro della sua denuncia.

La porta aperta il nono giorno

La situazione sarebbe cambiata al nono giorno, quando la portinaia avrebbe fatto aprire l’appartamento.

All’interno avrebbe trovato Réglisse seduto nell’ingresso, con il pelo arruffato e visibilmente provato. Il cane, riferisce la donna, non sarebbe corso immediatamente verso l’uscita e non avrebbe abbaiato.

«Ha soltanto alzato la testa», racconta.

La portinaia dice quindi di averlo preso in braccio e portato con sé nella guardiola. L’animale avrebbe continuato a restare vicino alla porta a vetri, rivolto verso il vialetto, quasi in attesa del ritorno delle persone con cui aveva vissuto.

A quel punto la donna ha deciso di occuparsi personalmente di lui.

Sul libretto delle vaccinazioni, accanto al nome dell’animale, ha scritto il proprio.

«Non a matita. A penna», conclude.

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