Il bassotto di tre mesi era rinchiuso da ore nel deposito bagagli di Saint-Charles. A trovarlo è stato un agente della SNCF.
Per undici ore un cucciolo di Bassotto è rimasto chiuso dentro un deposito bagagli della stazione Saint-Charles. A richiamare l’attenzione è stato un rumore lieve, quasi impercettibile, avvertito da un agente della SNCF durante il servizio.
Quando ha aperto lo sportello con il passe-partout, davanti a lui c’era Saucisson, appena tre mesi, rannicchiato in fondo allo scomparto, al buio e visibilmente provato dalla lunga permanenza nello spazio chiuso.
Saucisson trovato nel deposito bagagli
In un primo momento il dipendente ferroviario avrebbe pensato al rumore di un oggetto spostato o di una valigia caduta male. Poi, però, avrebbe sentito un respiro debole e un graffiare insistente provenire dall’interno.
Una volta aperta la porta, il cucciolo si trovava con il muso vicino alla fessura, ancora intento a muovere le zampe sul pavimento come se cercasse una via d’uscita. La luce improvvisa lo ha colto impreparato. Tremava e sbatteva gli occhi, disorientato dopo ore trascorse nel buio.
L’agente lo ha preso in braccio e in quel momento il cane ha emesso un piccolo verso, segno della tensione accumulata durante la lunga attesa.
Le immagini delle telecamere e l’uomo fermato
Dopo il ritrovamento, gli accertamenti si sono concentrati sulle immagini registrate dalla videosorveglianza della stazione. Secondo quanto emerso, le telecamere avrebbero ripreso l’uomo che aveva lasciato il cucciolo all’interno del deposito bagagli, trattandolo di fatto come un oggetto da abbandonare.
Quattro giorni più tardi l’uomo sarebbe stato rintracciato e fermato. Restano da chiarire le ragioni del gesto e tutte le responsabilità legate all’abbandono del cane.
Il salvataggio alla stazione Saint-Charles
La vicenda ha colpito soprattutto per le condizioni in cui è stato trovato Saucisson: un cucciolo di appena tre mesi, da solo, chiuso per ore dietro una porta metallica in una zona di passaggio affollata.
Il suo salvataggio è stato possibile soltanto grazie all’attenzione dell’agente, che ha scelto di verificare l’origine di quel rumore invece di considerarlo irrilevante. Per il piccolo Bassotto, quelle mani hanno significato la fine della prigionia e il ritorno all’aria aperta.
La scena del ritrovamento, con il dipendente inginocchiato davanti al deposito bagagli e il cucciolo stretto contro la divisa, resta l’immagine più forte di una storia che avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi.


