La gatta di 15 anni non si è mai allontanata dal cuscino, accompagnando la donna durante il ricovero in cure palliative.
Per undici giorni Perle è rimasta sul letto d’ospedale della sua proprietaria. Le infermiere cambiavano le flebo, sistemavano le lenzuola e scandivano le ore della giornata. La gatta, invece, continuava a occupare lo stesso punto vicino al cuscino.
La donna era stata trasferita in un reparto di cure palliative. Oltre al dolore fisico, raccontava di avvertire una sensazione difficile da descrivere: quella di essere già esclusa dalla vita quotidiana, mentre familiari e persone care cominciavano a prepararsi alla sua assenza.
La stanza era attraversata dall’odore del disinfettante, dal rumore regolare dei macchinari e dai movimenti discreti del personale sanitario. In quel contesto, la presenza di Perle è diventata l’unico elemento rimasto identico alle abitudini di casa.
Perle ammessa nella stanza di cure palliative
La gatta europea aveva 15 anni e un carattere indipendente. Nella vita quotidiana sceglieva autonomamente quando avvicinarsi e quanto tempo restare accanto alla proprietaria.
Per questo, quando l’équipe sanitaria ha autorizzato il suo ingresso nella stanza, la donna pensava che Perle avrebbe esplorato l’ambiente per pochi minuti, per poi allontanarsi infastidita dagli odori, dalle apparecchiature e dalla presenza di persone sconosciute.
È accaduto il contrario.
Appena entrata, la gatta è saltata sul letto e ha camminato lentamente fino al cuscino. Si è sistemata accanto al viso della donna, con il corpo appoggiato alla sua spalla e il muso vicino all’orecchio.
Da quel momento non ha più lasciato quel posto.
La gatta resta accanto al cuscino per undici giorni
Durante la notte, il calore di Perle rimaneva lungo il collo della proprietaria. Le fusa, percepite a pochi centimetri dall’orecchio, si confondevano con il suono delle apparecchiature presenti nella stanza.
Al mattino la gatta sfiorava la guancia della donna con una zampa, poi tornava a rannicchiarsi sul cuscino. Quando il respiro diventava più difficile, sollevava la testa. Nei momenti in cui la proprietaria piangeva senza parlare, avvicinava la fronte alla sua tempia.
Il comportamento di Perle non cambiava con l’ingresso del personale sanitario o dei familiari. Si spostava solo quanto necessario durante le cure, per poi tornare immediatamente vicino al viso della donna.
La sua presenza non eliminava il dolore e non modificava il decorso della malattia. Rendeva però meno vuote le ore trascorse nella stanza.
Una presenza familiare durante il ricovero
Dopo diversi giorni, la donna aveva smesso di contare il tempo attraverso gli orari delle terapie. Prestava attenzione soprattutto ai respiri della gatta, al suo peso leggero sul cuscino e ai piccoli movimenti con cui controllava che fosse ancora presente.
In alcuni reparti di cure palliative, l’ingresso degli animali domestici può essere autorizzato quando le condizioni sanitarie e organizzative lo consentono. Per molte persone, il contatto con il proprio cane o gatto permette di mantenere un legame concreto con la vita domestica e con le abitudini precedenti al ricovero.
Per la proprietaria di Perle, quegli undici giorni non sono stati una forma di sorveglianza della morte. La gatta ha continuato a riconoscerla, a cercarne il calore e a comportarsi come aveva sempre fatto.
Mentre il corpo della donna diventava progressivamente più debole, Perle è rimasta accanto al suo viso, senza allontanarsi e senza lasciarla sola.


