La corsa al pronto soccorso, poi l’addio: una donna ricorda i quattro anni con il suo pitbull

Il cane era diventato improvvisamente debole. La proprietaria ripensa alle ore in clinica e alle abitudini che ora mancano dentro casa.

Prima di portarlo di corsa al pronto soccorso veterinario, aveva avuto la sensazione che il suo cane la stesse salutando. Poi lo ha visto disteso sul tavolo, sotto anestesia, con il corpo improvvisamente debole. La donna era a pochi passi da lui e faticava a riconoscere in quell’immobilità il compagno vivace della sua quotidianità.

Avevano trascorso quattro anni insieme. Nelle ore in clinica le sono tornati alla mente gli scodinzolii, le coccole e il modo in cui il pitbull la accoglieva al termine della giornata. Lo descrive come la propria ombra, una presenza che cercava e trovava nei momenti difficili.

Il suo saluto non precisa quale malattia abbia reso necessario il ricovero né racconta i passaggi clinici successivi. Si concentra invece sull’immagine del cane sul tavolo e sul dolore di essere tornata in una casa in cui la sua presenza manca ovunque.

Il posto preferito sul divano è rimasto vuoto. Non sente più il rumore delle zampe sul pavimento e al mattino non trova la coda in movimento che accompagnava il loro incontro. Sono queste assenze concrete a riportarla continuamente alle giornate trascorse con lui.

La donna lo chiama affettuosamente «il mio amato Pittie» e gli dedica parole di gratitudine. Nella preghiera con cui lo ricorda, immagina per lui un luogo senza dolore. Poi torna a rivolgersi direttamente al suo compagno: «Sei stato il dono più grande della mia vita».

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