Khan è stato trovato sfinito sul bordo dell’acqua, immobilizzato con un nodo marinaro lungo un sentiero ormai abbandonato.

Era ancora in piedi, con le zampe immerse nel fango e le costole visibili sotto il pelo bagnato. A pochi metri scorreva l’acqua del bacino. Intorno, soltanto rovi, pietre e vecchi anelli d’ormeggio arrugginiti.

Khan, un malinois di quattro anni, sarebbe rimasto legato per cinque giorni alla bitta di una chiusa dismessa, lungo un sentiero di alaggio che non viene più utilizzato. A trovarlo è stata la guardiana dell’impianto, impegnata in un controllo dopo le piogge e il rapido innalzamento del livello dell’acqua.

Secondo la sua testimonianza, il cane disponeva di appena due metri di corda e non aveva modo di liberarsi. Un eventuale salto nel canale avrebbe potuto trascinarlo sott’acqua.

Khan trovato sulla riva della chiusa abbandonata

La scoperta sarebbe avvenuta all’alba del 28 maggio, cinque giorni dopo il presunto abbandono. La donna, guardiana di chiusa da diciannove anni, ha raccontato di aver notato per prima la corda tesa tra l’erba.

Poco più avanti c’era Khan, immobile sul bordo del bacino. Il cane non abbaiava e non tentava più di tirare. Aveva il muso sporco di terra, le labbra secche e gli occhi arrossati.

La pietra attorno alla bitta mostrava un segno circolare provocato dallo sfregamento della corda. Un particolare che, secondo la donna, confermerebbe i numerosi tentativi compiuti dall’animale per allontanarsi o cercare aiuto.

Anche il nodo avrebbe attirato la sua attenzione: un doppio nodo marinaro, stretto e resistente all’acqua, non compatibile con un gesto compiuto in modo frettoloso.

Il salvataggio del malinois Khan

Quando la guardiana ha estratto il coltello da lavoro per tagliare la corda, Khan si è irrigidito. La donna ha quindi appoggiato la lama a terra e ha continuato a parlargli con calma.

« Ti tirerò fuori da lì, Khan. »

Il nome era inciso su una medaglietta nascosta sotto il collare. Dopo il taglio della corda, il cane non è fuggito. Ha compiuto un passo indietro, poi è rimasto fermo a osservare il pezzo caduto nel fango.

La donna gli ha offerto dell’acqua con la propria borraccia. Khan avrebbe bevuto prima lentamente, poi con maggiore urgenza, fino ad appoggiare tutto il fianco contro la gamba della guardiana.

La corda conservata come prova

Dopo il recupero, la corda è stata chiusa in un sacco e conservata nell’ufficio della chiusa. La donna ha fotografato anche il nodo e i segni lasciati sulla pietra.

Nel racconto non sono indicati il luogo preciso, le condizioni veterinarie successive di Khan, l’identità del proprietario né l’eventuale presentazione di una denuncia. Restano inoltre da chiarire chi abbia condotto il cane lungo il sentiero dismesso e per quale ragione lo abbia lasciato legato a pochi metri dall’acqua.

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