La gatta di tre anni era stata riportata al rifugio perché considerata troppo bisognosa di contatto. Ora ha trovato una nuova casa.
Per quarantadue minuti Miette è rimasta rannicchiata sotto il mento della donna che l’aveva appena adottata.
Durante il viaggio dal rifugio alla nuova casa, la gatta di tre anni ha tenuto gli artigli aggrappati a una sciarpa grigio perla. A ogni curva irrigidiva il corpo e controllava la strada dal finestrino, come se temesse di essere riportata ancora una volta nel box.
La nuova proprietaria, sarta a domicilio da sedici anni, non ha spostato neppure il filo rimasto impigliato nella manica. Ha continuato a guidare lentamente, sentendo contro il petto il respiro caldo della gatta e i tremori che attraversavano il suo corpo leggero.
Poche ore prima, Miette era stata restituita da una famiglia perché piangeva durante la notte.
Miette riportata al rifugio perché cercava compagnia
Al momento dell’adozione, una volontaria aveva avvertito la donna con discrezione: “Ha bisogno di essere rassicurata.”
Sulla scheda della gatta comparivano però due parole più dure: “Troppo appiccicosa.”
La definizione faceva riferimento alla continua ricerca di contatto e ai miagolii notturni che avevano spinto la precedente famiglia a riportarla nella struttura. Dopo aver perso improvvisamente le persone e gli ambienti conosciuti, Miette aveva iniziato a chiedere vicinanza soprattutto nelle ore di buio.
Quel comportamento era stato interpretato come un problema difficile da gestire.
La donna ha letto più volte la scheda prima di firmare i documenti. Non ha visto una gatta capricciosa, ma un animale disorientato che cercava conferme dopo essere stato allontanato dalla propria casa.
Quando è arrivato il momento di partire, Miette non ha voluto entrare subito nel trasportino. Si è stretta invece contro il collo della nuova proprietaria, affondando gli artigli nella sciarpa.
La canzone canticchiata durante il viaggio
In automobile, la sarta ha iniziato a canticchiare una vecchia canzone che ascoltava da bambina mentre sua madre lavorava al cucito.
La voce non era intonata, ma il ritmo costante ha lentamente modificato il respiro della gatta. I tremori sono diventati meno frequenti e Miette ha allentato appena la presa sul tessuto.
Non si è addormentata. È rimasta vigile per tutto il tragitto, con la testa nascosta sotto il mento della donna e gli occhi rivolti verso l’esterno.
La sciarpa si è sfilacciata in un punto. Un filo è rimasto incastrato nella manica, ma la nuova proprietaria ha evitato di muoverlo per non interrompere quel primo momento di fiducia.
Dopo quarantadue minuti, l’automobile si è fermata davanti alla casa che sarebbe diventata il nuovo riferimento della gatta.
La sciarpa scelta come primo giaciglio
Una volta entrata, Miette non ha iniziato a correre tra le stanze. Ha esplorato lentamente lo spazio più vicino all’ingresso, fermandosi davanti alla gamba del tavolo da cucito e al cestino pieno di fili.
Ha annusato la luce che filtrava sotto una porta, poi è tornata verso la sciarpa grigio perla appoggiata a terra.
Con i denti ha tirato delicatamente il tessuto, trascinandolo per alcuni centimetri. Subito dopo si è sdraiata sopra, sistemando il ventre proprio sul filo strappato durante il viaggio.
La donna ha deciso di non riporre la sciarpa. Per quella prima notte sarebbe rimasta sul pavimento, accanto al tavolo da lavoro, come oggetto familiare e punto sicuro.
Miette non dormiva più in un box. Aveva scelto come cuccia il tessuto a cui si era aggrappata per tutto il tragitto, la prima prova concreta che quella volta nessuno l’avrebbe riportata indietro.



