Il cagnolino era stato trovato randagio, senza microchip e mai reclamato. In rifugio appariva chiuso e terrorizzato, poi è arrivata una casa temporanea.
Era finito nella lista per l’eutanasia dopo un periodo trascorso in rifugio segnato da paura estrema e difficoltà ad adattarsi all’ambiente.
A pesare sulla sua situazione c’era anche il sovraffollamento della struttura.
Il cane era stato trovato come randagio, non aveva microchip e nessuno si era presentato per reclamarlo.
Il cane era troppo spaventato nel rifugio
Gli operatori lo avevano chiamato Sheldon, ma il piccolo non sembrava reagire a quel nome.
All’interno del rifugio mostrava un comportamento molto chiuso e timoroso, tanto da rendere difficile valutarne pienamente il carattere.
In situazioni simili, rumori, spazi ristretti e continui cambiamenti possono rendere ancora più evidente la paura di un animale già disorientato.
L’affido arriva nel giorno decisivo
La svolta è arrivata proprio quando la sua situazione era diventata più urgente.
Una persona ha deciso di accoglierlo temporaneamente in casa, sottraendolo così alla prospettiva dell’eutanasia e permettendogli di affrontare un periodo lontano dal canile.
Una volta fuori dalla struttura, il cane ha iniziato a mostrare un atteggiamento più dolce e disponibile al contatto.
Ora comincia il percorso fuori dal rifugio
Per il momento resta anche da capire quale nome riesca a riconoscere meglio.
Sheldon, infatti, era il nome assegnato nel rifugio e potrebbe non essere quello con cui era stato chiamato in passato.
La priorità, però, è un’altra: lasciargli il tempo necessario per ambientarsi, recuperare sicurezza e mostrare il proprio carattere in un contesto più tranquillo.
Dopo essere stato trovato solo e non reclamato da nessuno, il cane ha ora una possibilità concreta di iniziare un percorso diverso.


